LA TECNICA

SMALTO A FUOCO

Smalto

Inglese: enamel

Francese: smalt

Tedesco: schmelzen (fondere)

Sostanza di natura vetrosa costituita da una miscela di silicati, potassa, silice, soda, minio, quarzo, feldspati, borace e minerali contenenti fosfori metallici oltre a numerosi ossidi metallici. La preparazione del materiale di base dello smalto avviene in forni fusori nei quali si caricano gli ingredienti sopracitati.

La massa viene portata a temperature variabili, a seconda delle opportunità, tra i 1000° e i 1200° C fino alla formazione di vetro fuso; segue un brusco raffreddamento ad acqua. È a questo punto che il materiale viene macinato finemente prendendo il nome di “fritta”. La colorazione del materiale di base è data dall’aggiunta degli ossidi metallici che in percentuali diverse non ne compromettono la trasparenza. Vengono mescolati alla “fritta”, e poi lungamente lavati con acqua distillata per eliminare dalla polvere ogni residua impurità. Il tutto viene poi nuovamente fuso e colato in staffe per poterlo conservare in blocchi. Prima dell’uso deve essere nuovamente macinato finemente e lavato con acqua distillata.

Esistono circa 700 colori diversi di smalto, ma nella pratica oggi l’uso si limita a circa duecento. Comunque la stratificazione dei diversi colori permette una gamma pressoché infinita di combinazioni e sfumature che possono degradare, anche sullo stesso oggetto, dalle tonalità più scure a quelle più chiare, e viceversa.

L’oggetto che si intende realizzare perché possa essere poi ricoperto di smalto, deve essere costruito curando non pochi dettagli in funzione della successiva applicazione della polvere vitrea. Ipotizzando il caso che esso debba essere d’argento, si deve curare che le lastre abbiano uno spessore tale da sopportare l’elevata temperatura di “cottura” dello smalto che non è troppo lontana da quella di fusione dell’argento. Anche il titolo del metallo deve essere scelto in funzione del tipo di smalto da applicare, perché alcuni colori hanno rese cromatiche diverse a seconda della maggiore o minore quantità di lega contenuta nel metallo. Le saldature inoltre devono essere tale da impedire la deformazione dell’oggetto esposto alla temperatura di ripetute cotture per la liquefazione dei diversi colori dello smalto.

Tanto più grande, infine, è l’oggetto e la superficie da smaltare, tanto maggiore impegno ed attenzione occorreranno affinché non si abbiano a registrare distorsioni e avvallamenti delle lastre trattate. Le superfici da smaltare devono essere contornate da uno scalino leggermente obliquo, atto a contenere lo smalto liquefatto. In genere si usa scavare la lastra per creare lo spazio utile, mentre altre volte si saldano filetti di lastra intorno alla parte da smaltare. Quest’ultimo procedimento però, sull’argento, comporta dei rischi in quanto lo smalto può venire a contatto con la saldatura e macchiarsi o, peggio ancora, schiantarsi. I due procedimenti descritti sono rispettivamente lo “champlevé” ed il “cloisonné”. Quest’ultimo prevede però anche l’applicazione di un reticolo metallico disposto secondo le decorazioni previste che, posto su di un primo strato di smalto generalmente bianco di base, delimita il campo dei diversi colori apposti successivamente.

La superficie da smaltare con smalti trasparenti viene lavorata a “basse-taille” con decorazioni realizzate per incisione, spesso a mano ma sovente a mezzo “guilloché”: una particolare incisione, parzialmente meccanica, che realizza con righe dritte, ondulate, intrecciate, una miriade di disegni diversi che creano sotto lo smalto trasparente efficacissimi effetti di chiaroscuro. Spesso l’insuperabile mano dell’incisore sovrappone al “guilloché” una particolare incisione, parzialmente meccanica, che realizza con righe dritte, ondulate, intrecciate, una miriade di disegni diversi che creano sotto lo smalto trasparente efficacissimi effetti di chiaroscuro. Spesso l’insuperabile mano dell’incisore sovrappone al “guilloché” motivi infinitamente diversi, tesi a creare una più ampia e stupefacente disparità di disegni.

Molto belle in particolare le incisioni a mano riproducenti paesaggi, architetture, quadri di autori rinascimentali. Infine, prima di passare alla fase della smaltatura, ogni oggetto deve essere pulito con spazzole e decapaggi acidi con cura tutta particolare poiché, soprattutto lavorando l’argento, non tutti gli ossidi metallici degli smalti si rivelano compatibili con l’ossido d’argento, per cui è necessario eliminarlo completamente o comunque evitare con estrema cura il contatto diretto di certi colori con il metallo, interponendo uno strato di smalto trasparente.

L’applicazione avviene solitamente per deposizione della polvere, per successiva fusione in forno e per raffreddamento finale con conseguente vetrificazione. Durante il processo è necessario ottenere una salda adesione della parte vitrea alla superficie interessata. La smaltatura può essere “a giorno”, cioè visibile in trasparenza, o “a notte”, applicata cioè su di un supporto metallico (oro, argento, rame, etc.). Questa seconda tecnica è la più diffusa ed è realizzata secondo differenti metodologie tra le quali le più conosciute sono: il “cloisonné”, o tramezzato (o ad alveoli di rapporto) e lo “champlevé”, o ad incisione (o ad alveoli d’incavo). Nello Champlevé gli alveoli che ospitano lo smalto sono ottenuti direttamente dal fondo metallico mediante lo scavo di sedi (alveoli dal bordo rialzato); nel Cloisonné invece le sedi sono realizzate mediante l’applicazione di segmenti di filo di metallo (cloisons), generalmente d’oro e di argento. Una derivazione più tarda del cloisonné è lo smalto a giorno (o a “filigrana”, o a “cattedrale”), molto delicato, in cui i tramezzi del cloisonné sono saldati (=rapportati) tra loro e non fissati (=distesi) su di una lastra, ma lasciati invece liberi, come nelle vetrate colorate; questi smalti risultano più luminosi e trasparenti di quelli depositati su lastre. Un altro importante ed affascinante procedimento è quello che porta alla realizzazione dello smalto traslucido, o “basse-taille”, che combina la tecnica dello smalto con quella del bassorilievo: è infatti basato sul principio dello stendere un sottile strato di smalto colorato e trasparente su di una superficie metallica già incisa (a mano o a guilloché) a bassorilievo, in modo che i dislivelli del rilievo producano delicati effetti chiaroscurali a seconda della maggiore o minore profondità del rilievo. Altra tecnica di grande efficacia è quella detta dello smalto “en ronde bosse”, adatta ad applicare lo smalto a superfici a tutto tondo, come statuette, uova etc. Tale tecnica è particolarmente difficile e delicata perché la parte vetrosa ancora fluida, ad alta temperatura, deve essere fatta aderire a superfici non piane, ed occorre grande abilità e molta attenzione affinché essa non coli verso il basso, o solidifichi secondo spessori diversi, determinando sfumature di colore non desiderate.

Un posto a sé stante occupa lo “smalto dipinto”: il suo supporto solitamente è un metallo prezioso che è coperto da uno strato omogeneo di smalto che serve da fondo per la pittura. Dopo la prima cottura viene eseguito il disegno secondo la tecnica detta a “grisaille” o secondo quella della miniatura. Lo smalto viene depositato sulle superfici di metallo in vari strati molto sottili. Per distenderlo perfettamente si usa depositaelo con un pennellino quando la polvere è ancora umida; si asciuga poi l’eccedenza di acqua con carta assorbente e lo si lascia infine asciugare completamente all’aria. A questo punto lo smalto è solo una polvere finissima distesa sul metallo. Si procede dunque alla cottura che viene effettuata, a seconda dei colori o delle situazioni tecnico-produttive, a temperature che vanno dai 680° agli 800° C in modo da determinare la completa liquefazione delle polveri di cristallo. Per la cottura il forno viene portato prima alla temperatura di circa 600°, dopo di che viene spento; l’oggetto, precedentemente costruito e coperto di polvere di smalto, viene inserito sorretto da mattonelle refrattarie che lo contornano strettamente e ne sostengono le superfici verticali per evitare le possibili deformazioni provocate dall’alta temperatura. A questo punto il forno viene riacceso e la temperatura fatta salire lentamente fino al livello desiderato. Il dato tecnico è però sempre valutato dall’esperienza del Maestro artigiano che, guardando dallo spioncino ed osservando le condizioni dell’oggetto, decide il momento dell’estrazione dal forno. Il raffreddamento del metallo e dello smalto deve avvenire in modo naturale mentre l’artigiano con appositi ferri, e curando di non toccare nel modo più assoluto lo smalto, mantiene l’oggetto in piano, e cerca di contenere al massimo le inevitabili deformazioni della struttura metallica di supporto. L’operazione si ripete più volte in funzione del numero degli strati di smalto che è necessario deporre, e dal numero dei colori utilizzati per la decorazione. Non è raro il caso di 10, 12 ed anche 15 successivi cicli completi di lavorazione. Di volta in volta la superficie dello smalto viene levigata con lime al carborundum bagnate in acqua, fino a che la superficie non si presenta perfettamente livellata. Se si riscontrano eventuali leggere avvallature si interviene “riempiendole” con nuovi strati di smalto e cuocendo di nuovo il tutto. L’ultima cottura lascia la superficie accettabilmente liscia, ma non ancora brillante. Per ottenere ciò è necessario levigarla con spazzole di feltro e pomice finissima sotto opportuno getto d’acqua. È interessante notare come durante il raffreddamento l’argento e lo smalto subiscano contrazioni differenti per cui, se l’oggetto non è stato realizzato con le dovute accortezze tecniche, lo smalto, che raffreddandosi assume la sua natura vetrosa, può facilmente spezzarsi (o, come si dice nel gergo, “schizzare”) vanificando praticamente tutto il lavoro. È da tener presente del resto che la differenza nella velocità di raffreddamento non riguarda solo, come è facile capire, il metallo e lo smalto, ma, sia pure con un gradiente molto più ridotto, anche i diversi colori di smalto tra loro. Del resto questa differenza si riscontra, come già detto, anche nel “punto” di liquefazione tanto che quando diversi colori devono essere cotti sullo stesso oggetto si comincia con quello a temperatura di fusione più bassa, onde evitare che, nel caso inverso, i più “teneri” brucino alla temperatura dei più “duri”. A questo punto il manufatto in argento, ora definitivamente smaltato, risulta caricato di vari strati di ossido, in gergo detto “buccia” in quanto bianco e poroso, che è necessario eliminare con l’ausilio di raschini, lime, smerigli ed infine con pietra pomice fine; è questa una fase della lavorazione lunga e delicata che precede la rifinitura delle incisioni e/o guilloché esterni; si deve prestare la massima attenzione a non rigare o scheggiare lo smalto, a non scaldare troppo l’oggetto, a far sì che le paste non siano troppo abrasive e così via. Pena dover ricominciare il lavoro da capo. Generalmente la rifinitura di un oggetto in argento smaltato comprende una consistente doratura che esalta i colori applicati. I bagni di doratura sono anch’essi speciali, perché non possono essere troppo caldi, e la corrente elettrica deve essere data in modo limitato, per cui la soluzione elettrolitica deve essere in partenza particolarmente ricca.

La smaltatura a giorno (o filigrana, o a cattedrale) è particolarmente delicata, fragile ed al tempo stesso affascinante. Le miniature sono dipinte a mano su una base di smalto omogeneo solitamente bianco. Si usano gli stessi smalti colorati, ma macinati molto più finemente, che vengono mescolati con olii speciali per formare una tavolozza infinita di colori. La pittura deve essere via via asciugata su fornellini elettrici affinché l’olio evapori, ma deve anche essere cotta in forno ad alta temperatura numerose volte affinché la quantità di colore non sia mai eccessiva perché rischierebbe di spandersi con la liquidazione. Una bella miniatura varia dalle 20 alle 50 cotture. Altra decorazione interessante è costituita dalla possibilità di inserire tra i diversi strati di smalto “PAILLONS” (=pagliuzze) D’ORO PURO dello spessore di pochi centesimi di millimetro, normalmente raffiguranti foglie, fiori, stelle, motivi di vario genere, ma sempre molto piccolo, che, applicati ad una certa distanza l’uno dall’altro su di un fondo di colore scuro, e coperti successivamente di uno strato trasparente, sortiscono un effetto decorativo a volte particolarmente gradevole. L’utilizzo del supporto aureo, piuttosto che di quello argenteo, nella realizzazione di oggetti smaltati presenta problemi molto minori, sia perché l’oro è inossidabile, sia per il suo più alto punto di fusione, sia perché non deve essere dorato nella fase finale. Il costo del metallo rappresenta tuttavia oggi un ovvio, severo limite alla sua più ampia diffusione.